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PROCEDIMENTO DI ESPROPRIO

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INDENNITÀ DI ESPROPRIO











TEXT CACHED
662 (in 233 del 28 dicembre 1996), il quale così dispone: «In caso di occupazioni illegittime di suoli per causa di pubblica utilità, intervenute anteriormente al 30 settembre 1996, si applicano, per la liquidazione del danno, i criteri di determinazione dell’indennità di cui al primo comma (cioè dell’indennità di espropriazione), con esclusione della riduzione del 40 per cento.
Ad una prima lettura, dunque, la nuova disciplina ripone la vicenda della occupazione acquisitiva nel contesto della disciplina espropriativa, ancorando il criterio del danno da risarcimento per occupazione acquisitiva a quello previsto per l’indennità di espropriazione, seppur con l’aumento del 10% dell’importo del risarcimento stesso (sì da essere pari a circa il 60% del valore venale del bene occupato).
3, comma 65, secondo cui «In caso di occupazioni illegittime di suoli per causa di pubblica utilità, intervenute anteriormente al 30 settembre 1996, si applicano, per la liquidazione del danno, i criteri di determinazione dell’indennità di cui al comma 1 (ovvero l’indennità di espropriazione), con esclusione della riduzione del 40%.
Alla soluzione compromissoria adottata dalla Corte Costituzionale, la quale, da un lato ha ritenuto illegittima la equiparazione tra indennità di espropriazione e risarcimento da occupazione acquisitiva, ma dall’altro ha ammesso per quest’ultima fattispecie una riduzione del quantum del risarcimento in considerazione della rilevanza pubblicistica degli interessi coinvolti, ha fatto seguito una nuova disciplina normativa che, tuttavia, non vale a risolvere una volta e per tutte l’annosa questione del criterio (valore venale o meno) da applicare al risarcimento per occupazione illegittima.
A prescindere dal fatto che nella specie sono ontologicamente diversi i presupposti dell’indennità e del risarcimento, sicché appare giustificato, se non obbligatorio, un diverso trattamento anche in ordine alla retroattività, non sembra che si possa opporre una carenza normativa in materia di liquidazione del danno da occupazione acquisitiva della P.
di ridurre l’importo del risarcimento dovuto al proprietario spogliato, in considerazione della qualità del soggetto danneggiante e della natura pubblica del bene realizzato, in ogni caso la misura della obbligazione risarcitoria non potrà non essere ancorata al valore venale del bene e non già all’indennità di esproprio.
Invero, sempre a parere della Corte, occupazione acquisitiva ed espropriazione «sono assolutamente divaricate e non comparabili»; ciò comporta che nella espropriazione legittima vengono in rilievo le «opzioni discrezionali» del legislatore in ordine al criterio di calcolo dell’indennità di espropriazione, mentre nell’accessione invertita, del tutto illegittima, ben può operare il diverso principio secondo cui chi ha subito un danno per effetto di una attività illecita ha diritto ad un «pieno ristoro».

3 Costituzione), poiché nella occupazione appropriativa l’interesse pubblico é già essenzialmente soddisfatto dalla non restituibilità del bene e dalla conservazione dell’opera pubblica, la parificazione del quantum risarcitorio alla misura dell’indennità si prospetta come un di più che sbilancia eccessivamente il contemperamento tra i contrapposti interessi, pubblico e privato, in eccessivo favore del primo.
549/95, tra la misura della indennità di esproprio e quella del risarcimento del danno da occupazione appropriativa ritenendo, in primo luogo, la violazione del precetto di eguaglianza, «stante la radicale diversità strutturale e funzionale della obbligazioni così comparate».
3 della legge 458/88, ai proprietari espropriati secundum legem, i quali non solo hanno la possibilità di intervenire nel procedimento ed effettuare la «cessione volontaria» del bene che consente loro di evitare l’abbattimento del 40% dell’indennità, ma possono anche esercitare il loro diritto all’indennità nell’ordinario termine decennale; d) la violazione del principio di buon andamento ed imparzialità della P.
486/91 ha aggiunto l’ipotesi in cui il terreno sia stato utilizzato senza che sia stato emesso un provvedimento di esproprio), con sentenza passata in giudicato, con esclusione della retrocessione del bene.
369/96 e la impossibilità di estendere al risarcimento del danno per occupazione illegittima i criteri previsti per la determinazione dell’indennità di espropriazione.
Da una prima lettura della nuova disposizione traspare da un canto l’intenzione del legislatore di non voler più commisurare l’ammontare del risarcimento del danno da occupazione acquisitiva al valore venale del bene, dall’altro il tentativo di riutilizzare, per la sua liquidazione, i criteri per la determinazione dell’indennità di esproprio (censurati dalla sentenza sopra citata), seppur con la previsione di un esiguo aumento dell’importo del risarcimento del 10%.
- Evoluzione normativa in tema di risarcimento del danno da occupazione acquisitiva: dalla applicazione del valore venale alla equiparazione all’indennità di esproprio.
369/96 e la impossibilità di estendere al risarcimento del danno per occupazione illegittima i criteri previsti per la determinazione dell’indennità di espropriazione.
Ed infatti, nell’ipotesi di espropriazione legittima si verifica un trasferimento coattivo per ragioni di pubblico interesse della proprietà privata, con la conseguente conversione del diritto reale dell’espropriato in un credito ad una somma di denaro a titolo di indennità, come disciplinata dall’art.
Opinando in tal senso è apparso subito evidente, a parte qualche voce isolata tendente a giustificare la introduzione della norma ovvero a circoscriverne l’ambito di applicazione (8) che la equiparazione tra indennità e risarcimento operata dallo ius superveniens, in aperto contrasto con il principio di ragionevolezza, data la ontologica differenza strutturale e funzionale tra le due fattispecie, avrebbe, in definitiva, privilegiato comportamenti contra legem della P.
Il tentativo di parificare o comunque ragguagliare in buona parte l’ammontare del risarcimento del danno a quello dell’indennità di esproprio sembra tuttavia - sotto il profilo logico-giuridico - privo di idonea giustificazione.
LexItalia.it - Barrile, Risarcimento ..
La norma, dichiaratamente provvisoria (in quanto si riferisce alle occupazioni illegittime anteriori al 30 settembre 1996) non si sottrae al sospetto di incostituzionalità sotto diversi profili dato che finisce per attribuire al danneggiato solo il 10% in più rispetto alla indennità espropriativa da corrispondere al privato, legittimamente espropriato, che sottoscrive la «cessione volontaria» del bene.
11, commi 5 e 7, ha assoggettato al regime delle plusvalenze, oltre alle indennità di esproprio ed alle somme percepite a seguito di cessioni volontarie nel corso di procedimenti espropriativi, anche quelle «somme comunque dovute per effetto di acquisizione coattiva conseguente ad occupazioni di urgenza divenute illegittime.
Ciononostante, gli interpreti hanno immediatamente attribuito alla norma la chiara volontà di estendere, agli effetti patrimoniali, il criterio di commisurazione della indennità espropriativa previsto dall’art.
5 bis sulle indennità non ancora definite (ovvero la circostanza che in materia vi fosse una carenza normativa, temporaneamente colmata dalla giurisprudenza) possono sussistere anche in relazione al risarcimento del danno da occupazione illegittima.
E’ evidente, allora, che trattandosi di istituti ontologicamente divergenti, nessuno dei criteri che consentono di modellare in senso riduttivo l’indennità di espropriazione può essere applicato al risarcimento del danno da occupazione acquisitiva, risarcimento la cui misura non può che corrispondere al valore venale del bene al momento della consumazione dell’illecito, opportunamente rivalutato e maggiorato degli interessi.
359/92, corrispondente alla semisomma del valore venale e del reddito dominicale, con un ulteriore abbattimento del 40% (sì da essere pari a circa il 30% del valore venale del bene espropriato); tale indennità non rappresenta una integrale riparazione della perdita subita dal proprietario, ma deve essere congrua, seria, concreta e corrispondere al massimo contributo garantito all’interesse privato, tenuto conto dell’interesse pubblico che l’espropriazione persegue (1).
5 bis alle due fattispecie dato che, così come per l’espropriazione, anche alla occupazione acquisitiva sarebbero applicabili la cessione volontaria (al fine di evitare l’abbattimento del 40%) e le disposizioni relative alla stima dell’indennità espropriativa.
Il risarcimento del danno da occupazione illegittima, da un lato, e l’indennità di espropriazione, dall’altro, costituiscono infatti due tipologie antitetiche di ristoro del danno subito dal privato per la perdita del proprio bene; tipologie che trovano il loro presupposto nella divergenza strutturale e funzionale esistente tra l’ablazione secundum legem ed il fenomeno della accessione invertita che, viceversa, si pone al di fuori dei canoni legali.
- Evoluzione normativa in tema di risarcimento del danno da occupazione acquisitiva: dalla applicazione del valore venale alla equiparazione all’indennità di esproprio.
359/92 «nella parte in cui, prevedendo i criteri per l’indennità di espropriazione, comporta una disparità di trattamento rispetto al risarcimento per occupazione acquisitiva, in riferimento all’art.



valutazione:
contenuti: indennità di esproprio




TEXT CACHED
322, in cui si era fatta una sintesi dello dell'arte" in materia di espropriazione, ove sono esaminati i complessi aspetti amministrativo-procedimentali in uno con quelli tecnico-estimativi.
504/92 per la mancata presentazione della dichiarazione Ici e relativi versamenti; mentre altri segretari, tecnici e legali di vari comuni limitrofi sostengono che bisognerebbe liquidare la somma per indennità di espropriazione per come determinata dal sindaco, dietro conteggio effettuato dal competente ufficio tecnico comunale, ai sensi dell'art.
Questiti - Ufficio Tecnico
304, relativamente alla documentazione da richiedere alle ditte espropriande per l'incasso delle relative indennità di espropriazione per importi sino a L.
In particolare, per ciò che attiene al quesito, l'Autore Vittorio Bensi ricorda che con il decreto di espropriazione previsto dall'art.
La misura dell'indennità provvisoria sarà pari al valore indicato nella dichiarazione o denuncia presentata dall'espropriando ai fini dell'applicazione dell'Ici, qualora il valore dichiarato risulti inferiore alla indennità di espropriazione determinata secondo i criteri di cui all'art.
304 della suddetta Rivista contiene l'elencazione dei documenti che, a seconda dell'importo, gli espropriati devono presentare per ottenere l'indennità.

359/92, applicando al detto conteggio i relativi benefici e cioè in caso di cessione volontaria non si applicherebbe la riduzione del 40% delle indennità provvisorie di esproprio come determinate, procedendo alla ritenuta di imposta del 20%, secondo quanto disposto dall'art.
Infatti, in questo anno l'ente espropriante avrà significato ai proprietari l'ammontare dell'indennità di espropriazione provvisoria, chiedendo la loro accettazione o significando la loro opposizione.
La fonte dalla quale l'autore dello studio ha ricavato la elencazione sia per le indennità fino a 500000 lire che per le indennità superiori a tale somma non è rinvenibile in una unica legge o decreto o circolare, ma deriva dalla cospicua serie di provvedimenti normativi che disciplinano l'iter procedimentale per addivenire all'esproprio per cause di pubblica utilità.
504/92 prima della liquidazione delle dette indennità di espropriazione dovute e precisamente a quale anno bisogna fare riferimento: all'anno 1993 in cui è stato occupato parte dell'immobile o all'anno 1998 in cui verrà determinata l'indennità di espropriazione?.
Tra questi atti si ricorda: della quietanza diretta o di deposito presso la Cassa depositi e prestiti delle indennità rifiutate".
504/92 che per il relativo pagamento delle relative indennità di espropriazione spettanti alle citate ditte? Alcuni segretari, tecnici e legali di vari comuni limitrofi sostengono che non avendo le ditte espropriande presentato dichiarazione Ici, si ritiene che le stesse abbiano considerato l'area come agricola e pertanto la liquidazione dell'indennità di espropriazione vada fatta applicando quanto previsto dalla legge n.
Espropriazione di aree edificabili Rapporto delle norme espropriative con la legge istitutiva dell'Ici.
Si chiede inoltre che vengano risolti i seguenti quesiti relativamente all'espropriazione di aree edificabili:.
359, è stata riordinata interamente, fino alla emanazione di una organica disciplina per tutte le espropriazioni preordinate alla realizzazione di opere pubbliche, la materia della indennità di espropriazione per le aree edificabili; l'art.
c) questo ufficio di consulenza ritiene che la indennità di espropriazione debba essere determinata ai sensi dell'art.
865/71, emesso dal presidente della giunta regionale o da un suo delegato, si pronuncia l'espropriazione definitiva a seguito della formale richiesta da parte dell'ente espropriante.
Nell'ipotesi piuttosto inverosimile che le ditte espropriande delle aree edificabili non abbiano mai presentato la dichiarazione dell'Ici, né effettuato i relativi versamenti, si ritiene necessario percorrere due procedimenti amministrativi: la regolarizzazione del rapporto tributario, compresa l'applicazione di eventuali sanzioni, e la determinazione dell'ammontare della indennità di espropriazione sulla base della detta regolazione.
1) Nel caso di espropriazione di aree edificabili, la cui occupazione da parte della pubblica amministrazione è avvenuta nell'anno 1993, e dovendo procedere nel corrente anno 1998 alla determinazione e relativa liquidazione dell'indennità di espropriazione alle ditte espropriande ai sensi dell'art.
Si afferma anche che l'ente espropriante deve produrre una serie di atti da allegare alla istanza diretta ad ottenere il provvedimento di pronuncia della espropriazione.
504; pertanto nell'anno 1993 l'Ici era già in vigore; e poiché in questo anno i proprietari dei terreni espropriandi venivano privati dei terreni stessi, l'indennità di esproprio va riferita al momento in cui il proprietario cessa dal diritto di ricavare dal terreno espropriato i relativi frutti.



valutazione:
contenuti: indennità di esproprio




TEXT CACHED
Si è prevista la irrevocabilità della dichiarazione che accetta l’indennità, per evitare lungaggini procedimentali e il relativo contenzioso, superandosi un contrario orientamento della giurisprudenza.
al riguardo, segnalare la portata essenziale delle sentenze della Corte Costituzionale, concernenti: a) il rapporto intercorrente tra la pianificazione urbanistica e il procedimento espropriativo; b) l’entità della indennità di espropriazione.
contenzioso ha riguardato tutti gli aspetti del procedimento espropriativo:          a) la normativa applicabile sul piano procedimentale, anche nei suoi rapporti con la pianificazione urbanistica;          b) le implicazioni che derivano dalle sentenze della Corte Costituzionale, per gli aspetti procedimentali e per la quantificazione della indennità di esproprio;          c) la determinazione della indennità di espropriazione, non solo per l’aspetto concernente la valutazione del bene espropriato, ma per la stessa individuazione della normativa applicabile e la sua conformità alla Costituzione; d) la normativa riguardante il procedimento di occupazione d’urgenza e quella riguardante la determinazione della relativa indennità.
L’articolo 44, inserito nel capo VIII, riguarda l’indennità di asservimento (dovuta, in base al comma 3, anche nel caso di cessione volontaria) e riproduce l’articolo 46 della legge fondamentale del 1865, in tema di indennità di asservimento.
Per evitare che la previsione del piano urbanistico sulla realizzazione dell’opera incida a tempo indeterminato, la parte finale del comma 2 dispone che alla scadenza del triennio si intende apposto il vincolo preordinato all’esproprio.
La Sezione II consta del solo articolo 36 e riguarda l’indennità dovuta nel caso di espropriazione funzionale alla realizzazione di un’opera privata di pubblica utilità.
55 del 1968, la legge: - dovrebbe continuare a prevedere tempi massimi certi per tutte le fasi procedimentali, sia per quella che sorge con la imposizione del vincolo preordinato all’esproprio, sia per quella successiva, basata sulla dichiarazione di pubblica utilità e che si conclude col decreto di esproprio; - dovrebbe evitare che si verifichino discriminazioni tra i proprietari delle aree rese edificabili dallo strumento urbanistico e quelli che, nell’ambito dello stesso comparto, subiscono dapprima il vincolo preordinato all’esproprio e poi l’esproprio (per di più, ricevendo un indennizzo inferiore al valore venale del bene).
Il procedimento di determinazione e di pagamento dell’indennità di espropriazione si snoda attraverso i seguenti passaggi: - l’offerta dell’indennità da parte del promotore della espropriazione; - la determinazione dell’indennità provvisoria prima dell’emanazione del decreto di espropriazione; - l’accettazione da parte dell’espropriando dell’indennità provvisoria; - nel caso di accettazione, il pagamento dell’indennità; - nel caso di mancata accettazione e mancato accordo sull’indennità, il deposito della stessa presso la Cassa depositi e prestiti; - nel caso di mancata accettazione e mancato accordo sull’indennità, la determinazione peritale dell’indennità; - a seguito della determinazione peritale dell’indennità, l’ordine di pagamento o di deposito della stessa presso la Cassa depositi e prestiti; - a seguito degli adempimenti sub 6) e 7), l’emanazione del decreto di esproprio; - l’emanazione del decreto di esproprio anche a seguito della determinazione urgente della indennità di espropriazione, in casi di particolare urgenza, tale da non consentire l’applicazione del procedimento di determinazione provvisoria dell’indennità.
Poiché non vi è alcuna definizione legislativa del vincolo preordinato all’esproprio (in quanto di creazione giurisprudenziale), nell’articolato si chiarisce il rapporto intercorrente tra la pianificazione urbanistica e il procedimento espropriativo in senso stretto.
La duplicazione dei decreti di occupazione d’urgenza e di esproprio (se giustificata sul piano storico e per la loro riconducibilità ad autorità diverse) non appare però più congrua e coerente con le sostanziali riforme generali e di settore, volte a consentire rapidamente la realizzazione dell’opera dopo la dichiarazione di pubblica utilità.
La successiva legislazione si è caratterizzata per i seguenti aspetti: a) le leggi hanno varie volte prorogato la durata dei vincoli preordinati all’esproprio, in attesa di una legge di generale riordino, per rispettare le statuizioni della sentenza n.
E’ noto che la legge del 1865    ammetteva l’occupazione e la modificazione dell’area solo dopo l’emanazione del decreto di esproprio: nella prassi, si affermò l’ordinanza di occupazione, che si caratterizzava per l’ulteriore riscontro dei caratteri della indifferibilità e dell’urgenza.
comporta serissime implicazioni di natura urbanistica e processuale:          a) sotto il profilo urbanistico, approvato il piano accade di solito che sono celermente realizzate le opere private, mentre non sono realizzate quelle pubbliche, pur se obbligatorie perché soddisfano standard;          b) sotto il profilo processale: b1) poiché la decadenza del vincolo fa sorgere aspettative di edificazione dell’area già soggetta al vincolo decaduto, vi sono pressoché sistematiche impugnazioni dei provvedimenti che reiterano il vincolo;          b2) sorgono le questioni riguardanti l’obbligo di indennizzo e i rapporti col pagamento della successiva indennità di esproprio.
Come è stato ribadito dal citato articolo 5 bis, comma 4, la normativa del 1971 trova applicazione non solo per le aree agricole ma, più generalmente, per le aree non edificabili, in quanto il legislatore non ha individuato un tertium genus di aree, al fine di determinare l’indennità di esproprio.
1150 del 1942, e cioè delle norme attributive del potere di imporre vincoli di qualsiasi natura sulla proprietà privata e, tra questi, quelli preordinati all’esproprio.
Tuttavia, poiché in base all’articolo 23 il decreto di esproprio acquista efficacia a seguito della sua esecuzione e della immissione in possesso, è indispensabile chiarire cosa debba intendersi per esecuzione.
distinzione tra l’occupazione preordinata all’esproprio e il decreto di esproprio ha comportato:          - la sistematica emanazione dei decreti di occupazione d’urgenza (ogni opera pubblica è più o meno urgente);          - il sistematico inizio dei lavori prima dell’adozione del decreto di esproprio;          - la proliferazione del contenzioso e dei casi di patologia dell’azione amministrativa (si pensi a tutte le controversie sorte nel caso di tardiva esecuzione dell’ordinanza di occupazione d’urgenza e nel caso di assenza del verbale di consistenza), con ‘esplosione’ dei casi di ‘occupazione appropriativa’.
Il comma 3 consente all’autorità espropriante di avvalersi di vari uffici, tra cui l’ufficio tecnico erariale, per determinare in via provvisoria l’indennità.
Al fine di consentire ad ogni amministratore la più schematica conoscenza dei principi che regolano il procedimento espropriativo, il capo I fa riferimento alle «fasi che precedono il decreto d’esproprio».
Infatti, l’ordinamento già conosce altre ipotesi in cui vi è la durata decennale del vincolo preordinato all’esproprio, che di per sé non richiede un indennizzo (v.
109 del 1994 (sulla programmazione dei lavori pubblici), e dispone che il vincolo preordinato all’esproprio sorga soltanto con l’inserimento dell’opera nel programma triennale (o negli aggiornamenti annuali): fino all’inserimento dell’opera nel programma (che per il richiamato articolo 14 a volte determina esso stesso la dichiarazione di pubblica utilità), il vero e proprio procedimento espropriativo (la c.
1150 del 1942 e delle leggi degli anni 1971, 1974 e 1977, perché: - si potrebbe tornare alla regola della durata indeterminata nel tempo dei vincoli preordinati all’esproprio (salve le regole procedimentali e garantistiche riguardanti il procedimento di dichiarazione di pubblica utilità, da sottoporre pur sempre a un termine massimo di durata); - si potrebbe mantenere fermo l’attuale sistema della durata a tempo determinato dei medesimi vincoli, eventualmente aumentando la relativa durata, senza che vi sia più la necessità dell’indennizzo nel caso della loro reiterazione, in quanto non sarebbe più operante il sistema normativo rispetto al quale la Corte Costituzionale ha pronunciato la sentenza n.
In ogni caso, qualora si disponesse che al proprietario in quanto tale non spetti l’edificazione, vi sarebbero ripercussioni anche per quanto riguarda la stessa determinazione dell’importo da corrispondere nel caso di reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio, in base alla sentenza della Corte Costituzionale n.
urbanistica può così “non imporre subito” il vincolo preordinato all’esproprio, per non incorrere nella inevitabile decadenza per il decorso dei 5 anni.
L’articolo 27 riguarda il «pagamento o deposito definitivo dell’indennità a seguito della perizia di stima».
Si segnala, però, che l’intento deflattivo è meno raggiungibile a proposito delle aree ‘legittimamente edificate’: poiché attualmente l’indennità è pari al valore venale, non vi è alcun beneficio economico con la conclusione dell’accordo di cessione.
Considerata la progressiva stratificazione della normativa riguardante il procedimento d’esproprio, nel corso del tempo vi sono state varie iniziative, anche a livello parlamentare, per operarne la semplificazione.
La antica ed ancora attuale esigenza (per cui l’Amministrazione prima espropria e poi comincia a realizzare l’opera) è stata attuata nell’articolato disponendo che il decreto di esproprio sia emanato senza rilevanti difficoltà dopo la dichiarazione di pubblica utilità e che il suo effetto ablatorio si produca, mediante una condizione sospensiva, quando l’Amministrazione si immette nel possesso dell’area.
Consiglio di Stato
testo unico sull’espropriazione può dunque prendere in considerazione anche la disciplina del vincolo preordinato all’esproprio.
termine rilevante è quello entro il quale va emesso il decreto di esproprio.
Il primo procedimento (di natura tipicamente anche urbanistica) riguarda l’imposizione del vincolo preordinato all’esproprio: in tale fase si individuano le aree occorrenti per la realizzazione dell’opera pubblica o di pubblica utilità.
Il comma 3 mira a consentire la piena partecipazione dell’interessato, anche al fine di determinare correttamente l’indennità di esproprio.
5 del 1980, vi è stato un periodo di vuoto normativo per la disciplina dell’indennità di espropriazione per le aree edificabili.
Il comma 2 evita alcuni degli inconvenienti che sovente si verificano nella prassi e, al fine di venire incontro alle esigenze della programmazione, consente  che il piano urbanistico preveda che il vincolo preordinato all’esproprio possa sorgere su un’area privata solo a seguito dell’emanazione del programma dei lavori, previsto dall’articolo 14 della legge n.
55 del 1968, pertanto, si deve affermare che, se il sistema non prevede l’indennizzo nel caso di imposizione del vincolo preordinato all’esproprio, vi deve essere un termine finale entro il quale va attuato tale vincolo (mediante la dichiarazione di pubblica utilità).
Il comma 1, alla lettera a), consente al proprietario di venire comunque a conoscenza degli estremi dell’atto che ha disposto il vincolo preordinato all’esproprio, mentre la lettera b) subordina l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità all’assenso delle altre autorità competenti ad emanare atti che abilitano alla realizzazione dell’opera.
Il comma 6 mira a semplificare il procedimento, quando il vincolo preordinato all’esproprio mira a realizzare un’opera (ad esempio, una scuola) e poi si ritiene che sia più conveniente realizzare una diversa opera pubblica (ad esempio, uffici pubblici).
1150 del 1942 si poneva in contrasto con la Costituzione, per la parte che consentiva l’attivazione del procedimento di esproprio senza limiti di tempo dall’avvenuta apposizione del vincolo preordinato all’esproprio.
Poiché la reiterazione del vincolo comporta una compressione delle facoltà del proprietario diversa ed ulteriore rispetto a quella dalle vicende che hanno caratterizzato il vincolo decaduto, si è prevista la regola del cumulo con l’indennità di esproprio.
Il giudice amministrativo può così complessivamente valutare la fondatezza della pretesa dell’Amministrazione (ad esempio, se in assenza del decreto di esproprio è stato realizzato un marciapiede, non può escludersi la restituzione dell’area, se vi è un ampliamento dell’altro lato della strada: cfr.
comma 1 (unitamente al comma 7) chiarisce che la dichiarazione di pubblica utilità può essere disposta prima che decada il vincolo preordinato all’esproprio.
Tale complessiva normativa (di rilievo amministrativo e penale) ha dato luogo anche ad una complessiva riforma dell’indennità di espropriazione.
865 del 1971 e successive modifiche, in quanto i coefficienti di maggiorazione dell’indennità per le aree comprese nei centri edificati … non possono avere razionale giustificazione se non ritenendo che si sia voluto attribuire all’espropriato un maggiore compenso in relazione alla destinazione edilizia delle aree stesse»; f) per queste ragioni, non è conforme all’articolo 42, terzo comma, Cost.
valore agricolo medio aveva reso ancora più marcata la diversità di trattamento tra i titolari di beni conformati da un piano urbanistico: - i proprietari delle aree considerate edificabili dalle discrezionali scelte del piano regolatore potevano senz’altro costruire (continuando a beneficiare dell’aumento di valore derivante per lo più dalle stesse scelte urbanistiche, dallo sviluppo dell’abitato e dalla realizzazione delle infrastrutture a spese della collettività); - i proprietari delle aree espropriate ed edificabili (dopo avere già subìto un vincolo preordinato all’esproprio per la durata massima di cinque anni) ottenevano un indennizzo calcolato senza tenere conto delle reali qualità del bene, perché equiparato a quello non avente destinazione edificatoria.
2359, il decreto d’esproprio non poteva essere emanato in ogni tempo, poiché l’articolo 13 (per la giurisprudenza tuttora espressivo di un principio generale) prevedeva la fissazione dei termini di inizio e di conclusione del procedimento espropriativo e delle opere; - l’articolo 7 della legge n.
Per i casi in cui l’opera è realizzata in assenza di un valido decreto di esproprio, e al fine di adeguare l’ordinamento italiano alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, l’articolo 43 attribuisce all’Amministrazione il potere di acquisire l’area al proprio patrimonio indisponibile e all’espropriato il diritto di conseguire il risarcimento del danno, salvo il sindacato in sede giurisdizionale del provvedimento di acquisizione.
Nell’attuale diritto vivente, pertanto, coesistono principi tra di loro alquanto incoerenti, poiché per la determinazione dell’indennità di esproprio di aree edificabili l’articolo 5 bis prevede criteri ‘riduttivi’ del valore venale, calcolato però in base alle caratteristiche esistenti al momento dell’esproprio (e dunque in base al plusvalore derivante dagli interventi pubblici, programmati o realizzati): il criterio riduttivo si applica su un valore venale calcolato col computo del plusvalore, con scarsa coerenza con il disegno originario della legge n.
nell’articolato si è preferito introdurre alcune regole volte a definire con rapidità la questione se spetti l’indennità nel caso di reiterazione del vincolo e, senza indicare il quantum dovuto, si è enunciato il principio per cui la somma va calcolata in base all’entità del danno effettivamente prodotto.
Infatti, la determinazione di indennità di esproprio in misura notevolmente inferiore al valore venale del bene (come peraltro è disposto attualmente, in via provvisoria, dall’articolo 5 bis della legge n.
Il comma 6, nella parte in cui prevede la facoltà del proprietario di subordinare l’accettazione dell’indennità provvisoria all’accoglimento delle proprie osservazioni, trae spunto dall’attuale articolo 25, comma 3, della legge n.
Il comma 8 prevede l’obbligo di concludere l’accordo di cessione volontaria del bene nel caso in cui vi sia condivisione dell’indennità di espropriazione, o in caso di rifiuto di contrarre, l’emanazione senza altre formalità del decreto di espropriazione.
non ha dunque imposto al legislatore di disporre la durata temporanea dei vincoli preordinati all'esproprio (continuandosi ad applicare il menzionato primo comma dell’articolo 11), ma ha dichiarato la parziale incostituzionalità dell'articolo 7 nella parte in cui consentiva la previsione di vincoli preordinati all'espropriazione di durata illimitata, in assenza della corresponsione di un indennizzo in favore del proprietario, in considerazione dell'indubbio deprezzamento che il bene subiva a seguito della mera imposizione del vincolo di durata illimitata, preordinato all'esproprio.
1187 del 1968) non ha previsto l’obbligo di corrispondere l’indennizzo ed ha sancito la decadenza dei vincoli preordinati all’esproprio, a seguito del decorso del quinquennio dalla approvazione dello strumento urbanistico generale, quando i vincoli stessi «incidono su beni determinati»  e importano il trasferimento coattivo del bene ovvero non consentono al suo proprietario neppure di utilizzarlo.
Si introduce così nel sistema un istituto che consenta all’Amministrazione di acquisire, mediante un titolo giuridico, l’opera pubblica in un primo tempo realizzata in assenza del valido decreto d’esproprio: l’illecito aquiliano (che si ha nel caso di occupazione senza titolo) viene meno al momento dell’emanazione dell’atto di acquisizione.
Come meglio si evidenzierà in seguito, nel testo unico sono state doverosamente inserite le norme (di natura anche ‘urbanistica’) direttamente incidenti sul procedimento di esproprio (si pensi alla disciplina dei vincoli preordinati all’esproprio contenuti negli atti di pianificazione, sotto il duplice profilo della loro durata e dell’indennizzabilità in caso di reiterazione).
Tale determinazione è particolarmente importante, perché consente di emettere senz’altro il decreto di esproprio.
Anzi, poiché nel sistema attuale l’Amministrazione nella prassi si immette nel possesso del bene in base all’ordinanza di occupazione d’urgenza, poi cominciando la realizzazione dell’opera, il decreto di esproprio spesso acquista un carattere dovuto (ponendosi altrimenti questioni di responsabilità del funzionario omittente).
In base al comma 2, si può disporre che il vincolo preordinato all’esproprio sorga soltanto con l’inserimento dell’opera nel programma triennale (o negli aggiornamenti annuali): in tal caso, fino all’inserimento dell’opera nel programma, il vero e proprio procedimento espropriativo (la c.
L’articolo 29 riguarda il «pagamento dell’indennità a seguito di procedimento giurisdizionale» e riproduce l’articolo 56 della legge n.
L’equiparazione col decreto di esproprio comporta che il terzo che ritenga di avere un diritto sulla indennità possa proporre opposizione alla corte d’appello, mentre chi è stato chiamato a concludere l’accordo può impugnarlo innanzi al giudice amministrativo.
2359 del 1865 prevede la determinazione dell’indennità da parte di uno o tre periti nominati dal tribunale, mentre la legge n.
Quanto ai rapporti col decreto di esproprio, la legge del 1865 si basava su una regola (conosciuta dalla maggior parte degli altri ordinamenti europei), per la quale l’Amministrazione prima diventa proprietaria dell’area e poi realizza l’opera.
2359 (ancora comunemente definita «l’unica legge generale sulla materia»), ha dettato le più variegate regole sulle competenze, sui procedimenti da seguire e sulla determinazione dell’importo spettante quale indennità di espropriazione.
I commi 1 e 2 chiariscono che: a) oggetto dell’impugnazione possono essere non solo le stime peritali, ma anche la liquidazione delle spese di perizia, la nomina dei periti e le operazioni peritali; b) con l’azione civile può inoltre chiedersi, in caso di espropriazione disposta in mancanza di stima, la diretta determinazione giudiziale dell’indennità; c) l’azione si propone con la forma dell’atto di citazione; d) la competenza territoriale spetta alla corte d’appello nel cui distretto si trovano gli immobili occupati o espropriati; e) per l’azione è previsto un termine dilatorio, successivo alla scadenza del termine di trenta giorni decorrenti dalla comunicazione del deposito della relazione di stima, e un termine perentorio, pari a trenta giorni dalla notifica del decreto di esproprio, ovvero trenta giorni dalla notifica della stima peritale, nell’ipotesi in cui la stima sia successiva al decreto di esproprio; f) legittimato a opporsi alla stima è anche il promotore dell’espropriazione, nonché ogni terzo che ne abbia interesse, e non solo l’espropriato.
tal modo, si è verificato che (in contrasto con l’originario disegno della legge del 1865) l’Amministrazione prima occupa d’urgenza l’area e realizza l’area, mentre solo in seguito, dopo l’alterazione dello stato dei luoghi, emette il decreto di esproprio.
8478) per il quale la disciplina sull’espropriazione parziale, pur se letteralmente ancorata al criterio del giusto prezzo previsto dall’articolo 39 della legge fondamentale,  costituisce espressione di principi generali, applicabili anche per l’esproprio di aree agricole.
La parità di trattamento andrebbe conseguita con meccanismi compensativi tali da evitare che: - alcuni costruiscano sulle aree rese edificabili dall’Autorità urbanistica; - altri subiscano irrazionali discriminazioni, non solo perché dopo aver subito il vincolo preordinato all’esproprio siano poi espropriati, ma anche perché l’indennità è corrisposta in misura nettamente inferiore al valore venale.
359 del 1992) non può che acuire la disparità di trattamento rispetto alla posizione di chi non solo non subisce l’esproprio con una ridotta indennità, ma anche beneficia di un incremento di valore, per l’attribuzione del carattere edificatorio alla propria area.

1187 del 1968) ha discrezionalmente scelto il sistema descritto nella lettera b) ed ha fissato la durata massima di cinque anni dei vincoli preordinati all’esproprio.
L’articolo 22 ha carattere innovativo ed ha una propria portata applicativa per i casi in cui vada senz’altro emesso il decreto di esproprio, anche senza attendere l’esito del procedimento volto a determinare l’indennità di esproprio.
283 del 1993), il valore delle aree edificabili va invece quantificato tenendo conto del momento in cui è emanato il decreto di esproprio.
179, per la quale: a) vanno «considerati come normali e connaturali alla proprietà, quale risulta dal sistema vigente, i limiti non ablatori posti normalmente nei regolamenti edilizi o nella pianificazione e programmazione urbanistica e relative norme tecniche, quali i limiti di altezza, di cubatura o di superficie coperta, le distanze tra edifici, le zone di rispetto in relazione a talune opere pubbliche, i diversi indici generali di fabbricabilità ovvero i limiti e rapporti previsti per zone territoriali omogenee e simili»; b) si pongono «al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo … i vincoli che importano una destinazione (anche di contenuto specifico) realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata»; c) mentre per il primo periodo di efficacia del vincolo preordinato all’esproprio non è necessariamente dovuto un indennizzo, questo è dovuto a seguito della sua reiterazione; d) per la determinazione dell’indennizzo, la sede più idonea è quella della fonte legislativa e non una sentenza additiva della Corte, considerato che nel caso di reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio vi è una diminuzione del valore di scambio o di utilizzabilità del bene e non la perdita della sua proprietà; e) tale diminuzione va commisurata «o al mancato uso normale del bene, ovvero alla riduzione di utilizzazione, ovvero alla diminuzione di prezzo di mercato (locativo o di scambio) rispetto alla situazione giuridica antecedente alla pianificazione che ha imposto il vincolo»; f) il legislatore deve «precisare le modalità di attuazione del principio dell’indennizzabilità dei vincoli a contenuto espropriativo», esercitando «scelte tra misure risarcitorie, indennitarie, e anche, in taluni casi, tra misure alternative riparatorie anche in forma specifica …, mediante offerta ed assegnazione di altre aree idonee alle esigenze del soggetto che ha diritto ad un ristoro»; g) in attesa del «necessario intervento legislativo sulla quantificazione e sulle modalità di liquidazione dell’indennizzo», già a seguito della stessa sentenza n.
Il sistema della gara (per il quale sarebbero coessenziali idonei mezzi di pubblicità) non solo consentirebbe un trattamento uniforme dei proprietari, ma potrebbe anche consentire il ritorno al criterio del valore agricolo medio per la determinazione dell’indennità di espropriazione.
Pertanto, come è avvenuto per il testo unico delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2001), anche per la redazione del testo unico dell’esproprio sono stati redatti tre testi (il primo contenente norme di rango legislativo: Testo B; il secondo contenente norme di rango regolamentare: Testo C; il terzo che riproduce contestualmente i primi due: Testo A).
‘disegno’ va però completato disciplinando dettagliatamente il caso il cui il piano urbanistico demandi al programma dei lavori il sorgere del vincolo preordinato all’esproprio.
A parte le specifiche osservazioni che di seguito saranno esposte circa la disciplina attualmente vigente per la determinazione dell’indennità di espropriazione, può affermarsi che tale articolo 5 bis (dichiaratamente provvisorio) ha consentito di superare gli aspetti di incostituzionalità individuati con la sentenza della Corte Costituzionale n.
35 L’articolo 52, in tema di esproprio di beni culturali,  prende atto del superamento (per effetto della legge n.
Il terzo procedimento termina col decreto di esproprio, che di discrezionale oramai non ha più alcun reale contenuto.
Il capo IV del titolo II riguarda «la fase di emanazione del decreto di esproprio» e prevede una innovativa disciplina del procedimento di determinazione e del pagamento della indennità di espropriazione.
865 del 1971, in tema di indennità aggiuntiva spettante al coltivatore diretto, si applica anche quando il proprietario abbia la qualifica di coltivatore diretto: in  tale caso va indennizzato l’autonomo pregiudizio derivante dalla perdita della fonte di sostentamento data dalla coltivazione del fondo (Cass.
L’articolo 12 elenca «gli atti che comportano la dichiarazione di pubblica utilità» Il comma 1 si ispira al sistema attuale, per il quale la dichiarazione di pubblica utilità è il presupposto per l’emanazione del decreto di esproprio, ed individua gli atti con cui può essere dichiarata la pubblica utilità.
La richiamata normativa e la relativa giurisprudenza perdono rilievo, in un sistema che non conosca più la figura dell’occupazione preordinata all’esproprio.
L’articolo 8 chiarisce una volta per tutte che il vincolo preordinato all’esproprio è il presupposto fondamentale per l‘ablazione della proprietà immobiliare.
865 del 1971 (applicabile solo per le aree inedificate) prevede la determinazione dell’indennità da parte di un’apposita commissione nominata dalla Regione.
2359 del 1865, ed ai criteri variamente riduttivi, previsti dalle leggi speciali, la legislazione degli anni Settanta ha sostituito il ‘criterio unico’ (con alcuni coefficienti modificativi) dell’indennità commisurata sul valore agricolo medio, calcolato per metro quadrato su base provinciale.
179 del 1999, circa le conseguenze della legittima reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio.
Al comma 3, si è precisato che in ogni caso non può assumere rilievo, ai fini dell’edificabilità di fatto, la costruzione di opere abusive, in coerenza col principio, espresso nell’articolo 38, che esclude ogni rilievo degli abusi edilizi ai fini del computo dell’indennità.
situazione è resa più grave dal fatto che spesso le Amministrazioni, non avendo i fondi necessari, impongono vincoli preordinati all’esproprio inevitabilmente destinati a decadere per le difficoltà di redigere e di approvare i progetti.
2359 del 1865); - sulla interpretazione da dare alle norme e sulla effettiva sussistenza della loro violazione (si pensi alle divergenze riguardanti la normativa sulla occupazione d’urgenza, in relazione alla competenza e alla decadenza degli effetti degli atti);          - sulle conseguenze della realizzazione di un’opera pubblica in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità.
736UL dell’11 marzo 1993) ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sullo schema di regolamento recante i criteri e i requisiti per l’individuazione della edificabilità di fatto delle aree, ai fini della determinazione delle indennità di espropriazione.
si è esposto che: - una delle più complesse questioni (che ha anche condotto alle sentenze della Corte Costituzionale sulla reiterazione del vincolo) attiene alla durata massima di 5 anni del vincolo preordinato all’esproprio (sancita dall’articolo 2 della legge n.
Quanto alle esigenze di cui alla lettera a), basta richiamare: - l’articolata disciplina riguardante la dichiarazione di indifferibilità e di urgenza e l’ordinanza di occupazione d’urgenza, basata sulla considerazione che l’opera pubblica o di pubblica utilità va realizzata celermente dopo l’approvazione del progetto e prima che sia emanato il decreto di esproprio, sia per soddisfare le esigenze della collettività con l’opera, sia per utilizzare prontamente le risorse resesi disponibili (con influssi benefici sulla occupazione dei lavoratori); - la normativa sulla programmazione, di cui all’articolo 14 della legge n.
3 Il capo VI disciplina i criteri di computo dell’indennità di esproprio, procedendo, sulla scorta delle coordinate prima esposte in tema di limiti del raggi di azione riconosciuto al  testo nella materia in esame, ad un coordinamento, formale e sostanziale, della vigente disciplina.
di più, i Comuni nel piano adottato (che impone le misure di salvaguardia) prevedono il vincolo preordinato all’esproprio, senza sapere se e quando vi sarà la successiva approvazione (consta che alcune Regioni si pronunciano sui piani adottati anche dopo 8 o 9 anni dalla trasmissione da parte del Comune): non è neppure pensabile che un Comune programmi l’opera nel piano adottato, accantonando le somme, quando per moltissimi anni giuridicamente l’opera non è realizzabile.
179 del 1999) attiene alla durata massima di 5 anni del vincolo preordinato all’esproprio: il vincolo decade, se non vi è entro tale termine la dichiarazione di pubblica utilità.
865 del 1971, in tema di indennità aggiuntiva spettante al proprietario in caso di esproprio di aree ad uso agricolo.
Esso enuncia il criterio costantemente seguito dalla giurisprudenza, per la quale vi è un ritrasferimento della proprietà con effetti ex nunc, sicché l’indennità va determinata sulla base del criterio già applicato per calcolare dell’indennità d’esproprio, col rilievo delle variazioni del valore dell’area, medio tempore intervenute (Cass, Sez.
Il parametro dei due decimi ha tenuto conto anche delle possibili difficoltà di determinazione dell’indennità.
92) ha chiarito che il legislatore avrebbe potuto scegliere tra i due seguenti sistemi:          a) o attribuendo all'autorità urbanistica il potere di apporre vincoli preordinati all'esproprio (ovvero preclusivi dell'utilizzazione da parte dei proprietari), aventi durata illimitata nel tempo, ma allora si sarebbe dovuto prevedere un congruo indennizzo;          b) oppure attribuendo il potere di apporre i descritti vincoli entro limiti temporali, ed allora si sarebbe potuto non prevedere alcun indennizzo per la temporanea negativa incidenza sul diritto di proprietà.
valore agricolo medio come criterio per la determinazione della misura dell’indennità di espropriazione dell’area edificabile, perché avulso «dalle sue caratteristiche essenziali e dalla destinazione economica» e non basato sul suo valore.
Il comma 10 prevede che, in caso di mancato accordo sull’indennità di espropriazione, la somma dovuta viene è del 40 per cento ed è depositata presso la Cassa depositi e prestiti.
Poiché il testo unico non prevede più a regime la figura della occupazione d’urgenza preordinata all’esproprio, l’articolo 49 è riconducibile al testo originario degli articoli 71-73 della legge n.
425) della irrilevanza del vincolo preordinato all’esproprio ai fini della determinazione del valore dell’area  in sede di computo dell’indennità (sotto il duplice profilo del depotenziamento delle possibilità edificatorie e della deminutio di valore del bene).
Al fine di porre regole uniformi per le Amministrazioni e di ridurre o prevenire il contenzioso innanzi all’Autorità giudiziaria, si può ritenere che il testo unico possa determinare un importo, ad esempio pari ad un quinto di quanto spetterebbe nel caso di esproprio.
55 del 1968) ha in sostanza affermato che il vincolo preordinato all’esproprio non può avere durata indeterminata: così come vi è (e vi deve essere) un termine massimo dell’ultima fase (dichiarazione di pubblica utilità-decreto di esproprio: v.
29 La Sezione IV disciplina i criteri di computo dell’indennità in caso di esproprio di area non edificabile e si ispira alla legge n.
Qualora non si fosse seguita la regola del cumulo, la regola della scomputabilità dell’indennizzo da quanto dovuto a titolo di indennità di esproprio avrebbe vanificato la richiamata giurisprudenza costituzionale ed avrebbe reso sostanzialmente irrilevante la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio, se relativo ad un’area poi espropriata.
Esso prevede la possibilità di determinazione urgente dell’indennità di espropriazione, senza particolari indagini o formalità.
‘disegno’ a base dell’articolo 9 va però completato disciplinando dettagliatamente il caso il cui il piano urbanistico demandi al programma dei lavori il sorgere del vincolo preordinato all’esproprio: si è previsto il termine di tre anni, entro il quale il programma dei lavori deve adeguarsi al piano urbanistico, decorso il quale comunque comincia a decorrere l’ulteriore termine per attivare la c.
La Sezione III  è dedicata alla disciplina dell’indennità in caso di esproprio di aree edificabili o legittimante edificate.
Si è tenuto conto di esigenze schematiche e di chiarezza: - il capo I riguarda la «identificazione delle fasi che precedono il decreto d’esproprio»; - il capo II riguarda «la fase della sottoposizione del bene al vincolo preordinato all’esproprio»; - il capo III riguarda «la fase della dichiarazione di pubblica utilità» e si divide in tre sezioni, rispettivamente recanti «disposizioni sul procedimento», «disposizioni particolari sulla approvazione del progetto dell’opera» e «disposizioni sull’approvazione di un progetto di un’opera non conforme alle previsioni urbanistiche»;          - il capo IV riguarda «la fase di emanazione del decreto di esproprio» e si divide in due sezioni, rispettivamente riguardanti il «modo di determinare l’indennità di espropriazione» e il «decreto di esproprio»; - il capo V riguarda il «pagamento dell’indennità di esproprio» e si divide in due sezioni, riguardanti le «disposizioni generali» e il «pagamento dell’indennità a incapaci, a enti e associazioni»; - il capo VI riguarda l’«entità dell’indennità di espropriazione» e si divide in quattro sezioni, rispettivamente riguardanti le «disposizioni generali», le «opere private di pubblica utilità», la «determinazione dell’indennità nel caso di esproprio di un’area edificabile o edificata», e la «determinazione dell’indennità nel caso di esproprio di un’area non edificabile»; - il capo VII  riguarda le «conseguenze della utilizzazione di un bene per scopi di interesse  pubblico, in assenza del valido provvedimento ablatorio»; - il capo VIII riguarda l’«indennità dovuta al titolare del bene non espropriato»; - il capo IX riguarda «La cessione volontaria»; - il capo X riguarda «la retrocessione»          17.
Inoltre, tale determinazione è coordinata con la possibilità di addivenire alla cessione volontaria del bene, ovvero di chiedere la nomina dei tecnici per la determinazione definitiva dell’indennità.
55 del 1968) ha in sostanza affermato che il vincolo preordinato all’esproprio non può avere durata indeterminata, vi deve essere una durata massima della fase  di attuazione del vincolo con la dichiarazione di pubblica utilità.
Il comma 1 fissa la regola per cui l’esecuzione del decreto di esproprio si ha con la sua immissione in possesso, che comporta anche l’effetto ablatorio.
innovativo criterio: - era coerente con le normativa (tuttora in vigore) per la quale si può costruire, in base alla concessione edilizia, solo se ciò è consentito dallo strumento urbanistico;          - aveva unificato il criterio di liquidazione dell’indennità di espropriazione, facendo venire meno le discriminazioni inerenti alle varie normative preesistenti, ispirate ai criteri più eterogenei;          - riduceva l’entità della spesa necessaria per la realizzazione degli interventi.
In particolare, il comma 2 ha enunciato un principio affermatosi in giurisprudenza per il computo dell’indennità (Cass.
Peraltro, in considerazione della spiccata valenza politica di una normativa generale sulla durata decennale del vincolo preordinato all’esproprio, è sembrato inopportuno elevare nell’articolato il termine a dieci anni (pur se si segnala al Governo la costituzionalità di un disegno di legge in tal senso).
865 del 1971 e chiarisce che, se l’indennità è stata determinata con la perizia di stima, il soggetto promotore deve pagare la somma entro il termine stabilito dal decreto che ordina il pagamento, a meno che non proponga opposizione alla stima (secondo quanto chiarito da Corte cost.
Il comma 2 mira a deflazionare il contenzioso riguardante la determinazione dell’indennità e a incentivare la cessione volontaria.
L’articolo 42 disciplina le indennità aggiuntive riproduce l’articolo 17, secondo comma  e seguenti, della legge n.
L’articolo 21 riguarda «il procedimento di determinazione definitiva dell’indennità di espropriazione».
2359 del 1865 e delle successive leggi che hanno inciso nella materia espropriativa (sancendo la necessità del raccordo con le previsioni urbanistiche), si può affermare che, attualmente, il provvedimento di esproprio costituisce l’atto terminale di un terzo procedimento, collegato ad altri due precedenti procedimenti: la scansione delle varie fasi è stata specificamente indicata nell’articolato, anche per rendere agevole agli operatori la comprensione dei principi dell’istituto e, dunque, per avere una migliore qualità dell’azione amministrativa.
Se però il termine di 5 anni è scaduto (o è prorogato per tempo), tenuto conto della giurisprudenza costituzionale va mantenuta ferma la regola della erogazione di un indennizzo, pari ad una percentuale dell’importo che sarebbe dovuto a titolo di indennità di esproprio.
tali casi, per di più, mentre in passato si ammetteva l’emanazione di decreti di esproprio in sanatoria (tanto che si era giunti ad ammettere la c.
operazioni preliminari, necessarie quando si intende redigere il progetto, quando non vi è ancora il vincolo preordinato all’esproprio.
preferibile un testo unico (in una ‘materia’ gestita da migliaia di Amministrazioni e di funzionari) che spieghi ‘punto per punto’ quali siano gli atti necessari per l’esproprio.
distinzione tra l’occupazione preordinata all’esproprio e il decreto di esproprio ha comportato la sistematica emanazione dei decreti di occupazione d’urgenza, il sistematico inizio dei lavori prima dell’adozione del decreto di esproprio, la proliferazione del contenzioso e dei casi di patologia dell’azione amministrativa (si pensi a tutte le controversie sorte nel caso di tardiva esecuzione dell’ordinanza di occupazione d’urgenza e nel caso di assenza del verbale di consistenza), con ‘esplosione’ dei casi di ‘occupazione senza titolo’.
Quando decade il ‘frettoloso’ vincolo preordinato all’esproprio, si manifesta un dispendio di energia sotto vari aspetti: - si pongono le questioni sulla indennizzabilità; - occorre un ulteriore procedimento di riapposizione del vincolo;          - come l’esperienza insegna, vi è il concreto rischio di abusi del privato, tendenzialmente destinati a diventare irreversibili;          - per l’area soggetta al vincolo decaduto, se esterna al centro abitato, in assenza di una espressa normativa la giurisprudenza ha ritenuto che si applica l’ultimo comma dell’articolo 4, ultimo comma, della legge n.
Il comma 1 dispone che al proprietario, nei casi di reieterazione del vincolo o di ‘espropriazione di valore’, vada erogata una indennità, commisurata all’entità  del danno effettivamente prodotto.
865 del 1971; b) l’eliminazione delle attuali competenze prefettizie e del tribunale, con la concentrazione del procedimento in capo all’ufficio per le espropriazioni, interno a ciascun ente titolare del potere espropriativo; c) la normativa generale sulla indennità provvisoria; d) la soppressione della figura dell’accordo amichevole, che, sebbene ontologicamente diverso dalla cessione volontaria (perché sostituisce solo il subprocedimento di determinazione dell’indennità, a differenza della cessione volontaria, che sostituisce l’intero procedimento espropriativo), è un inutile duplicato, di scarsa utilità pratica; e) l’unificazione della normativa sul giudizio di opposizione alla stima e ricondurlo alla unica regola della competenza  della corte d’appello.
Infatti, non è stata più seguita la tesi per cui, nel caso di specie, l’indennità andrebbe calcolata per l’area di sedime col criterio previsto dall’articolo 5 bis e per il soprasuolo col criterio del valore di scambio.
Se nel sistema della legge del 1865 si esercitavano sotto distinti aspetti i poteri discrezionali di scelta nelle fasi che si concludevano con la dichiarazione di pubblica utilità e con il decreto di esproprio, il decreto di esproprio ha perso gran parte del suo rilievo ‘valutativo’, da quando si sono affermati il principio della programmazione nel piano urbanistico e la regola per cui l’approvazione del progetto definitivo comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.
, l’articolo 5 bis ha disposto al terzo comma che, «per la valutazione della edificabilità delle aree, si devono considerare le possibilità legali ed effettive di edificazione esistenti al momento dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio».
al punto b), l’articolo 9 dello schema dispone che il piano urbanistico, se su un’area privata va realizzata un’opera pubblica, possa anche prevedere che solo a seguito di un ulteriore atto sorge il vero e proprio vincolo preordinato all’esproprio.
La mancata riproduzione dell’articolo 76 di tale legge dipende dalla disciplina generale dell’articolo 23 sul decreto di esproprio.
Il comma 2 evita che la mancata previsione dell’indennizzo renda illegittimo il provvedimento che reiteri il vincolo preordinato all’esproprio, di cui dunque disciplina le conseguenze.
A parte le possibili modifiche riguardanti il procedimento di adozione e di approvazione degli strumenti urbanistici e delle loro varianti (ovvero di atti aventi effetti equivalenti), sul piano sostanziale potrebbero essere previsti meccanismi compensativi, volti a ridurre, per quanto possibile, l’obiettiva diversità di trattamento tra il proprietario che può edificare e quello che subisce l’esproprio, ad esempio perché vanno soddisfatti gli standard.
Infatti, vi è pur sempre una precedente determinazione dell’indennità, o nella sede arbitrale o da parte della commissione competente a quantificare il valore agricolo medio.
6223), tra i quali va segnalato quello indicato nel testo, che appare più coerente perché segue un criterio di proporzionalità rispetto a quanto sarebbe dovuto nel caso di esproprio.
le leggi successive a quella del 1865: - hanno introdotto la figura della occupazione preordinata all’esproprio, attribuendola alla competenza di una autorità diversa da quella competente ad emettere il decreto di esproprio;          - hanno poi subordinato l’occupazione d’urgenza ad un ulteriore atto, di dichiarazione della indifferibilità ed urgenza.
Con essa, la Corte ha chiaramente rimarcato come fosse irrazionale il sistema di cui alle leggi del 1971, 1974 e 1977, che davano decisivo rilievo al criterio astratto del valore agricolo medio anche quando si dovesse calcolare l’indennità di espropriazione delle aree edificabili (in cui il proprietario può costruire, ove consentito dallo strumento urbanistico), cioè di quelle per le quali vi sono le «possibilità legali ed effettive di edificazione», se si adopera l’espressione del richiamato articolo 5 bis.
In un’ottica acceleratoria, esso consente che il vincolo preordinato all’esproprio sia disposto con un atto di effetti equivalenti al piano urbanistico.
Per porre regole certe e deflazionare notevolmente il contenzioso, si prevede un margine (pari ai due decimi) di differenza ‘giustificabile’ tra l’indennità provvisoria e quella definitiva,  al fine di discriminare il rifiuto giustificato da quello ingiustificato da parte dell’espropriato.
In relazione ai profili sostanziali della materia espropriativa, e in particolare per i criteri di computo dell’indennità, invece, vi è stata la ricognizione e la razionalizzazione dell’assetto positivo, pur se esso presenta alcuni limiti, non di rado segnalati anche dalla giurisprudenza.
I commi 2 e 3 prevedono, invece, il criterio del valore agricolo medio per l’esproprio di un’area non effettivamente coltivata e per il computo dell’indennità provvisoria.
333 del 1992 in tema di esproprio di aree  edificabili (chiarendo che il secondo parametro di riferimento è dato dal reddito dominicale rivalutato dell’ultimo decennio: Cass.
In  considerazione della “caratterizzazione mista” del testo unico da redigere sull’esproprio, nei tre testi dell’articolato è stata evidenziata di volta in volta (con l’uso rispettivamente della lettera L o R) la natura legislativa o regolamentare dei singoli commi ed articoli.
55 del 1968; b) non sono state espressamente disciplinate le conseguenze della decadenza dei vincoli preordinati all’esproprio e della loro reiterazione; c) con la legge n.
5 del 1980 ha dichiarato l’incostituzionalità di tutte le norme che, per le aree edificabili, avevano previsto il pagamento dell’indennità  di espropriazione in base al c.
Ferma restando la normativa sulla emanazione degli strumenti urbanistici, l’articolato prevede una limitata (ma notevole) riforma sui vincoli preordinati all’esproprio:          a) si chiarisce una volta per tutte che il vincolo preordinato all’esproprio è il presupposto fondamentale per l‘ablazione della proprietà immobiliare;          b) si consente all’Autorità urbanistica di “non imporre subito” il vincolo preordinato all’esproprio, per non incorrere nella inevitabile decadenza per il decorso dei 5 anni (se l’Amministrazione non ha le disponibilità economiche o intende procurarsele dopo l’approvazione del piano urbanistico, è inutile fare subito decorrere i 5 anni).
al punto a), si osserva che un testo unico (in una ‘materia’ tanto complessa, gestita da migliaia di Amministrazioni e di funzionari), deve avere anche un intento ‘didascalico’ e spiegare ‘punto per punto’ quali siano gli atti necessari per l’esproprio.
Ferme restando tutte le altre norme statali e regionali sull’urbanistica, l’articolato ha esplicitato il principio per il quale è indefettibile il vincolo preordinato all’esproprio, che si può apporre col piano urbanistico (o con un atto equivalente).
Esso prevede la facoltà dell’autorità espropriante, compatibilmente con le esigenze di celerità del procedimento, di invitare il proprietario ed eventualmente il beneficiario dell’espropriazione, ad indicare il valore dell’area, al fine della determinazione dell’indennità di esproprio.
Per quanto riguarda il vincolo preordinato all’esproprio (avente durata massima di cinque anni in base all’articolo 2 della legge n.
1150 del 1942, poiché: - alcuni proprietari (quelli delle aree considerate edificabili dalle discrezionali scelte del piano regolatore) potevano senz’altro costruire, beneficiando dell’aumento di valore derivante per lo più dalle stesse scelte urbanistiche, dallo sviluppo dell’abitato e dalla realizzazione delle infrastrutture a spese della collettività; - altri proprietari (quelli che avevano subito il vincolo preordinato all’esproprio) non solo non potevano costruire ed avrebbero in prospettiva perso il loro bene, ma addirittura nessun indennizzo percepivano malgrado vi fosse stato un obiettivo decremento di valore del bene, proprio a causa dell’imposizione del vincolo preordinato all’esproprio, avente durata indeterminata.
Poiché per la retrocessione parziale occorre la verifica amministrativa sulla perdurante utilità del bene, in relazione alle finalità perseguite con la procedura di esproprio, è stato previsto un procedimento semplificato.
5 del 1980 ha ritenuto che: - pur non dovendo corrispondere al valore venale dell’area edificabile, l’indennità di esproprio deve avere come base di riferimento (salvi gli eventuali parametri riduttivi) il valore effettivo dell’area e non un valore ‘astratto’ e calcolato in base al valore agricolo medio; - derivano incongruità e disparità di trattamento dal calcolo dell’indennità di esproprio per un’area edificabile in base al criterio agricolo.
5 del 1980); - ha affermato il principio della spettanza di un indennizzo nel caso di reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio (sent.
I meccanismi compensativi dovrebbero in ogni caso però prevedere idonei strumenti per consentire al proprietario espropriando di partecipare agli utili derivanti dalla edificazione dei suoli circostanti e dovrebbero fare determinare l’indennità di esproprio anche sulla base dei medesimi utili, consentendo che il costo dell’esproprio ricada non sull’Amministrazione, ma su coloro che conservano la proprietà e possono edificare proprio perché anche a loro beneficio è disposto l’esproprio in danno di altri.
Sotto il profilo sostanziale, la Corte Costituzionale: - non ha considerato preclusa la legge  che vieti l’edificazione al proprietario in quanto tale, senza prevedere un indennizzo; - ha affermato che, se il sistema consente al piano urbanistico di attribuire ad alcuni proprietari la facoltà di edificare, per il principio di uguaglianza va indennizzato il proprietario che non può costruire a tempo indeterminato e subisce una diminuzione di valore del suo bene, a causa del vincolo preordinato all’esproprio.
Il comma 7 si riferisce alla normativa, di rilievo anche urbanistico, che consente l’esproprio delle aree in attuazione di p.
865 del 1971, in materia di composizione e compiti della commissione provinciale incaricata di stabilire annualmente il valore agricolo medio, ai fini del computo dell’indennità per le aree non edificabili.
comma 13 attua il raccordo con l’articolo 41, poiché, qualora il proprietario non voglia addivenire alla procedura arbitrale, l’indennità è determinata dalla commissione competente a quantificare il valore agricolo medio.
865 del 1971, per il quale l’indennità va aumentata delle somme pagate dall’espropriato per qualsiasi imposta relativa all’ultimo trasferimento dell’immobile.
Il comma 5 esplicita la regola, enunciata anche dalla Corte Costituzionale, per cui il vincolo preordinato all’esproprio può essere reiterato in base ad atti adeguatamente motivati.
Con i commi da 2 a 4, si unifica e si innova il procedimento di determinazione dell’indennità, che attualmente è così articolato: la legge n.
I commi 1 e 2 attribuiscono all’autorità espropriante la competenza ad ordinare il pagamento o il deposito dell’indennità.
Già nell’attuale sistema, il provvedimento di esproprio costituisce l’atto terminale di un terzo procedimento, collegato ad altri due precedenti procedimenti, che terminano rispettivamente con:          a) l’imposizione del vincolo preordinato all’esproprio (che concerne l’individuazione delle aree occorrenti);          b) la dichiarazione di pubblica utilità (che concerne il quid da realizzare sull’area, già individuata in sede di imposizione del vincolo).
La stessa normativa sull’indennità di espropriazione ha attualmente un rilievo dichiaratamente provvisorio: l’articolo 5 bis del decreto legge 11 luglio 1992, n.
Pertanto, sorgendo il vincolo preordinato all’esproprio solo quando l’opera è inserita nel programma dei lavori, diventa consequenziale disporre la decadenza del vincolo nel caso di mancata attuazione del medesimo programma.
Infatti, l’indennità di esproprio (a parte i relativi parametri riduttivi) si calcola in base ad un parametro che tiene conto delle caratteristiche essenziali delle aree, anche se essa è edificabile.
Con i commi 3 e 4, viene generalizzato l’istituto dell’indennità provvisoria, di cui all’articolo 11 della legge n.
4 termini (di inizio e compimento delle opere e delle operazioni espropriative), di cui, per la più recente giurisprudenza, ha rilievo effettivo solo quello di ultimazione del procedimento, per l’emanazione del decreto di esproprio.
), che si concludono con l’ordinanza di occupazione preordinata all’esproprio (attribuita alla competenza di una autorità diversa da quella competente ad emettere il decreto di esproprio).
5 del 1980 ha evidenziato che, fino a quando l’ordinamento consente al proprietario di chiedere la concessione edilizia per costruire sulla sua proprietà, è irrazionale un sistema di determinazione della indennità di esproprio che prescinda dal carattere edificatorio dell’area.
333 del 1992, che ha tenuto conto delle esigenze della finanza pubblica e non si è riferito all’esproprio disposto per realizzare le opere private.
Circa la portata del riportato comma 3 dell’articolo 5 bis, si deve inoltre segnalare che: - nell’ottica della irrilevanza del plusvalore di cui beneficia la proprietà privata in base agli interventi pubblici ed alle spese sopportate dalla collettività, il medesimo comma 3 si è riferito «al momento dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio»; - per la giurisprudenza della Corte di Cassazione (condivisa dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.



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E 1 Principi generali E 2 Regole generali sulla competenza E 3 Le fasi del procedimento espropriativo E 4 Vincolo preordinato all’esproprio E 5 Dichiarazione di pubblica utilità E 6 Approvazione del progetto definitivo dell’opera E 7 Determinazione dell’indennità di espropriazione E 8 Occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione E 9 Decreto di esproprio E 10 Indennità in generale E 11 Espropriazione parziale di un bene unitario E 12 Regime fiscale dell’indennità E 13 Indennità di esproprio per la realizzazione di opere private E 14 Indennità per esproprio di un’area edificabile E 15 Indennità per un’area legittimamente edificata E 16 Reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio E 17 Indennità per l’esproprio di un’area non edificabile E 18 Indennità per l’imposizione di servitù E 19 Cessione volontaria E 20 Corrispettivo per la retrocessione.
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